STORY & CONTATTI


La Società Sportiva Calcio Napoli S.p.A., abbreviata in SSC Napoli e nota come Napoli, è la principale società calcistica della città di Napoli. Milita in Serie A, la massima serie del calcio italiano.

Fondata il 1º agosto 1926 su iniziativa dell'industriale napoletano Giorgio Ascarelli con il nome di Associazione Calcio Napoli, assunse poi l'attuale denominazione nel 1964. Il simbolo del club è l'Asinello, mentre il colore sociale è l'azzurro. Gioca le partite interne allo stadio San Paolo, inaugurato nel 1959. Con un palmarès che comprende 2 scudetti (il primo nel 1986-1987 e il secondo nel 1989-1990), 3 Coppe Italia (1961-1962, 1975-1976 e 1986-1987), una Supercoppa Italiana (1990) e una Coppa UEFA (1988-1989), oltre ad una Coppa delle Alpi e una Coppa di Lega Italo-Inglese, il Napoli è la squadra del Meridione più titolata a livello nazionale ed internazionale, nonché, con 69 partecipazioni,quella più presente nei campionati di massima serie.

Secondo quanto emerso da un sondaggio della società Demos & Pi condotto nel settembre 2010, è la quarta squadra italiana per numero di tifosi, dietro Juventus, Inter e Milan. Nel 2011 il rapporto annuale della Deloitte & Touche sul mondo del calcio colloca il club al 6º posto in Italia per fatturato e al 28º posto a livello europeo.

Dalle origini al secondo dopoguerra

Le origini del calcio a Napoli risalgono al 1904, quando ad opera dell'inglese James Poths e dell'ingegnere napoletano Emilio Anatra venne fondato il Naples Foot-Ball & Cricket Club, la prima squadra calcistica cittadina, che nel 1906 prese il nome di Naples Foot-Ball Club. Fino al 1912 il Naples non partecipò al campionato nazionale, al quale erano iscritte solo le società del Nord Italia. In quell'anno la F.I.G.C. optò per l'ammissione delle squadre del Centro-Sud alla Prima Categoria, l'allora massimo livello del calcio italiano. Una serie di scissioni e fusioni portò alla creazione di diverse squadre cittadine, nessuna delle quali riuscì mai a superare le eliminatorie meridionali.Un giovane industriale napoletano, Giorgio Ascarelli, con l'intento di riunire i sodalizi cittadini allo scopo di creare un club più competitivo, il 1º agosto 1926 fondò l'Associazione Calcio Napoli. Due giorni dopo venne fondato il Direttorio Divisioni Superiori, l'antesignano dell'odierna Lega Calcio, cui la neonata società ottenne l'affiliazione, primo club del Centro-Sud insieme ai sodalizi capitolini Alba Audace e Fortitudo Pro Roma. La società esordì in massima serie nella Divisione Nazionale 1926-1927. Le prime due stagioni si chiusero con la retrocessione in serie inferiore, ma la F.I.G.C. in entrambe le occasioni accordò il ripescaggio per premiare gli sforzi del club partenopeo di recuperare il pesante gap con le società settentrionali. Il Napoli prese parte al primo torneo di massima serie a girone unico, la Serie A 1929-1930. La società scelse come allenatore il mister William Garbutt, vincitore di due scudetti alla guida del Genoa, e grazie al contributo di giocatori come Antonio Vojak e Attila Sallustro raggiunse notevoli risultati, come il doppio terzo posto consecutivo nelle stagioni 1932-1933 e 1933-1934 e la qualificazione alla massima competizione europea dell'epoca, la Coppa Europa. Nella seconda metà degli anni trenta la qualità della squadra andò declinando, fino a culminare nella retrocessione nella categoria inferiore nel 1941-1942. Terminata la Seconda guerra mondiale, il Napoli prese parte alla Divisione Nazionale 1945-1946, vincendo il Girone Misto Centro-Sud e riconquistando la massima serie. Tornò in Serie B due anni dopo, retrocessa dalla CAF per illecito sportivo. La panchina venne affidata ad Eraldo Monzeglio, che riportò la squadra in Serie A e avviò un lungo periodo alla guida del club partenopeo. Nonostante i rinforzi apportati alla squadra dal proprietario Achille Lauro, tra i quali spiccavano Bruno Pesaola, Hasse Jeppson e Luís Vinício, il Napoli non andò oltre il quarto posto raggiunto nel 1952-1953 e nel 1957-1958. Nel 1959 venne inaugurato il nuovo stadio San Paolo.

L'era Ferlaino

Tornato in Serie B nel 1961, il Napoli venne affidato a Bruno Pesaola, il quale guidò gli azzurri al ritorno in massima serie e alla conquista del primo trofeo della loro storia, la Coppa Italia 1961-1962, tuttora unica squadra di B ad essere mai riuscita nell'impresa. Questo successo, inoltre, offrì al Napoli la possibilità di esordire in una competizione UEFA, la Coppa delle Coppe, nella quale raggiunse i quarti di finale. Il 25 giugno 1964 la società assunse la denominazione Società Sportiva Calcio Napoli, che conserva tuttora. Alcuni dei giocatori più rappresentativi dell'epoca furono Dino Zoff, Antonio Juliano, Omar Sivori e José Altafini; il miglior risultato fu il secondo posto del 1967-1968. Nel frattempo il potere della famiglia Lauro sul club andava scemando: il 18 gennaio 1969 la società passò nelle mani del giovane ingegnere Corrado Ferlaino, che avviò la più longeva presidenza della storia partenopea. Grazie all'acquisto di calciatori come Sergio Clerici, Giuseppe Bruscolotti e Tarcisio Burgnich, il Napoli raggiunse due volte il terzo posto (1970-1971 e 1973-1974) e un secondo posto nel 1974-1975, questi ultimi due piazzamenti ottenuti grazie al calcio totale di Luís Vinício. Nel 1976 il club azzurro vinse la seconda Coppa Italia, superando in finale il Verona. Nella seconda metà degli anni settanta, nonostante l'acquisto del bomber Giuseppe Savoldi ("Mister due miliardi"), il rendimento in campionato andò peggiorando, culminando con l'undicesimo posto del 1979-1980.

Una squadra vincente

Dopo uno scudetto sfiorato nel 1981, con il libero olandese Ruud Krol tra i protagonisti, la svolta si ebbe nell'estate del 1984: il presidente Ferlaino, deciso a portare la società verso grandi traguardi, il 30 giugno 1984 definì l'acquisto del campione argentino Diego Armando Maradona dal Barcellona per la cifra record di 15 miliardi di lire. Sotto la conduzione tecnica di Ottavio Bianchi e grazie all'innesto di altri calciatori di notevole livello, tra cui Bruno Giordano, Salvatore Bagni, Claudio Garella e Alessandro Renica, nel 1987 il Napoli conquistò il suo primo scudetto, primo club del Meridione a riuscire nell'impresa, vincendo nel contempo anche la terza Coppa Italia. Il sodalizio partenopeo si consolidò ai vertici del calcio italiano: forte di nuovi innesti come i brasiliani Careca e Alemão, il Napoli arrivò per due volte consecutive al secondo posto (1987-1988, con il titolo nazionale perso sul filo di lana e con roventi strascichi polemici, e 1988-1989, alle spalle dell'Inter di Giovanni Trapattoni) e nel 1989 ottenne il primo alloro internazionale, la Coppa UEFA, superando nella doppia finale i tedeschi dello Stoccarda. Nel 1990, con Alberto Bigon allenatore, il club partenopeo conquistò il secondo scudetto, cui fece seguito la vittoria della Supercoppa Italiana, ottenuta superando la Juventus di Maifredi per 5-1. Si chiuse così il primo importante ciclo della storia azzurra, in coincidenza con le vicissitudini personali che nel 1991 costrinsero Maradona a lasciare Napoli e l'Italia.

Declino e rinascita

Negli anni immediatamente seguenti il Napoli ottenne discreti risultati, come il quarto posto del 1991-1992 con Claudio Ranieri in panchina e il sesto posto del 1993-1994, allenatore Marcello Lippi. La crisi finanziaria, tuttavia, constrinse il club a privarsi dei suoi uomini migliori: man mano vennero ceduti, tra gli altri, Gianfranco Zola, Daniel Fonseca, Ciro Ferrara e Fabio Cannavaro. Nei due anni successivi, con Vujadin Boškov in panchina, il Napoli ottenne un settimo e un decimo posto. Raggiunse la finale di Coppa Italia 1996-1997, venendo sconfitto per mano del Vicenza. Fu il canto del cigno: la crisi raggiunse l'apice nel 1997-1998, con l'ultimo posto in classifica e la retrocessione in Serie B dopo 33 anni consecutivi di massima serie. Il club azzurro ritornò in Serie A nel 2000, per poi retrocedere nuovamente dopo appena un anno. I cambiamenti societari, con l'entrata in società di Giorgio Corbelli prima e di Salvatore Naldi poi, non portarono benefici al club, con la squadra che ristagnò a metà classifica nella seconda serie italiana. Alla crisi di risultati si aggiunse l'ormai compromessa situazione finanziaria, che portò nell'estate del 2004 al fallimento del club ed alla conseguente perdita del titolo sportivo. Nelle settimane successive l'imprenditore cinematografico Aurelio De Laurentiis rilevò il titolo sportivo dalla curatela fallimentare del tribunale di Napoli e iscrisse la squadra, con la denominazione Napoli Soccer, al campionato di Serie C1 2004-2005. La società partenopea ingaggiò come allenatore Giampiero Ventura, sostituito in corso d'opera da Edoardo Reja. Soltanto sfiorata nel primo anno, la promozione arrivò nel torneo successivo. Dopo aver riacquisito la denominazione originaria di Società Sportiva Calcio Napoli, volutamente non utilizzata nei due campionati di terza serie, nel 2007 il club partenopeo conseguì l'immediata promozione in Serie A, tornando in massima serie dopo 6 anni di assenza. L'ottavo posto raggiunto nel primo torneo di A del post-fallimento gli valse, mediante l'Intertoto, la possibilità di giocare in Coppa UEFA e di tornare così a calcare il palcoscenico europeo dopo 14 anni. In seguito alla guida della squadra si avvicendarono l'ex CT della Nazionale Roberto Donadoni e, quindi, Walter Mazzarri, che condusse la squadra alla qualificazione diretta in Europa League, la prima dopo 16 anni.

Giocatori celebri che hanno vestito l'Azzurro

La prima stella del Napoli fu Attila Sallustro, attaccante nato ad Asunción ma italiano d'adozione. Cresciuto nelle giovanili dell'Internaples, fece parte della rosa azzurra a partire dalla stagione d'esordio in Divisione Nazionale, rimanendovi fino al 1937.[ Disputò 267 partite arricchite da 107 gol (tutti in campionato e record per la società partenopea) e insieme a Marcello Mihalich fu il primo calciatore del Napoli a giocare in Nazionale, esordendo con gol nell'amichevole contro il Portogallo del 1º dicembre 1929. Il notevole rendimento agonistico gli valse anche un premio da parte della società, una Fiat 508 Balilla da 9.000 lire, poiché il calciatore, per volontà paterna, non percepiva alcun compenso per le prestazioni sportive. Distratto dalla dolce vita al di fuori del campo di gioco, il suo rendimento andò via via peggiorando, finché il club azzurro decise di venderlo alla Salernitana. I propositi di intitolargli lo stadio San Paolo, come Milano fece con Giuseppe Meazza, non hanno avuto seguito. In coppia con Sallustro, altro protagonista azzurro negli anni trenta fu Antonio Vojak, prelevato dalla Juventus nel 1929 in vista del primo torneo di Serie A a girone unico. Nato a Pola, fu costretto a mutare il cognome in Vogliani in virtù dell'italianizzazione forzata e delle leggi antislave imposte dal regime fascista. I 103 gol realizzati nelle sei stagioni in maglia azzurra ne fanno tuttora il massimo cannoniere partenopeo in Serie A. Terzo pilastro del Napoli di William Garbutt fu il laterale Enrico Colombari, acquistato nel 1930 dal Torino per l'allora ragguardevole cifra di 250.000 lire e per questo motivo ribattezzato quarto di milione o Banco di Napoli. Illuminò il gioco azzurro per sette stagioni e 213 partite.

Primo fuoriclasse partenopeo nel dopoguerra, Amedeo Amadei venne acquistato dal Napoli di Egidio Musolino appena ritornato in A, nel 1950. Già centravanti della Roma, dell'Inter e della Nazionale, il fornaretto militò per sei stagioni in azzurro, realizzando 47 reti in 171 partite, quindi assunse la guida tecnica del club partenopeo. Con 4 reti realizzate in Nazionale all'epoca della militanza in riva al Golfo, è tuttora il calciatore del Napoli più prolifico con la maglia della selezione azzurra.

A quest'epoca risale anche il secondo colpo di mercato azzurro, vent'anni dopo l'acquisto di Colombari: Hasse Jeppson, poderoso attaccante svedese dell'Atalanta, viene acquistato da Achille Lauro nel 1952 per l'enorme cifra di 105 milioni di lire vincendo la concorrenza dell'Inter, cosicché il calciatore nordico ereditò proprio da Colombari il soprannome di Banco di Napoli.[101] Amante della musica, intelligente e freddo, disputò quattro stagioni in maglia azzurra, firmando 52 reti in 112 partite. Gli alterchi con l'allenatore Eraldo Monzeglio e gli infortuni a catena ne limitarono il rendimento, finché la società non gli concesse la lista gratuita e si trasferì al Torino. Lo sostituì il possente centravanti brasiliano Luís Vinício, proveniente dal Botafogo. Soprannominato il leone per le sue qualità fisiche e la sua determinazione, fu portato a Napoli nel 1955 con l'intento di schierarlo in coppia con Jeppson, ma il tandem durò una sola stagione. Vinício disputò cinque stagioni in maglia azzurra, realizzando 70 reti in 152 partite, dopodiché, ritenuto ormai al tramonto, sulla soglia dei trent'anni venne ceduto al Bologna: qualche anno dopo, con la maglia del Vicenza, vinse la classifica cannonieri con 25 reti. Altro calciatore particolarmente rappresentativo in quest'epoca fu Bruno Pesaola, argentino di Buenos Aires, portato in Italia dalla Roma, transitato al Novara e trasferitosi nel 1952 al Napoli per 30 milioni di lire dopo essere giunto nel capoluogo campano in viaggio di nozze con la moglie Ornella, Miss Novara. Piccolo di statura e rapido in progressione, il petisso si destreggiava soprattutto nel ruolo di ala sinistra. In maglia azzurra disputò 240 partite impreziosite da 27 gol e durante la militanza napoletana debuttò nella Nazionale italiana come oriundo. Lasciò il club partenopeo nel 1960, per poi ritornarvi come allenatore. Nel 2009 la città di Napoli gli conferì la cittadinanza onoraria.

Esempio raro di calciatore nato, cresciuto e impostosi nel Napoli, Antonio Juliano esordì in maglia azzurra nel 1962 dopo aver completato la trafila delle giovanili. Nel ruolo di regista-cursore fu uno dei pilastri della squadra partenopea, che in quegli anni arrivò al secondo posto (miglior risultato di sempre fino a quel momento) e per tre volte al terzo posto, vincendo anche una Coppa Italia. Positiva anche la sua carriera in Nazionale, con cui collezionò 18 presenze vincendo il Campionato Europeo 1968 e ottenendo un secondo posto al Mondiale 1970. Lasciò il Napoli nel 1978, dopo sedici stagioni (di cui dodici trascorse da capitano) e 505 partite tra campionato e coppe (secondo azzurro di sempre), per trasferirsi al Bologna, salvo poi tornare nel club partenopeo in veste di dirigente. Il talento emergente di Juliano fu accompagnato dall'acquisizione, nel 1965, di due tra i calciatori più importanti e rappresentativi dell'epoca: gli oriundi José Altafini e Omar Sivori.

Sivori, costretto a lasciare la Juventus (dove aveva realizzato 170 reti in 257 partite) a causa degli screzi con Heriberto Herrera, stava per trasferirsi al Varese, quando l'intercessione diretta di Achille Lauro presso gli Agnelli aprì al calciatore le porte del club azzurro. Indisciplinato e dal carattere turbolento, disputò quattro stagioni in chiaroscuro caratterizzate da 12 reti in 63 partite. L'espulsione ricevuta nel dicembre 1968 in una partita proprio contro la Juventus, cui seguì una squalifica di sei turni, lo convinse a mettere fine alla sua carriera.

Altafini, dal canto suo, fu prelevato dal Milan, con la cui maglia aveva vinto due scudetti e una Coppa dei Campioni, per 300 milioni di lire e insieme a Sivori e Juliano costituì la colonna del Napoli più competitivo mai visto fino a quei tempi. Rimase in maglia azzurra sette stagioni, caratterizzate da 97 gol (quarto cannoniere azzurro di sempre) in 179 partite, quindi si trasferì alla Juventus, dove vinse altri due scudetti. Il club torinese fu anche la destinazione di Dino Zoff, che rinnovò la tradizione degli importanti portieri azzurri come Giuseppe Cavanna e Ottavio Bugatti. Acquistato nel 1967 dal Mantova sotto la presidenza di Gioacchino Lauro, militò in azzurro per cinque stagioni, collezionando 143 presenze e diventando punto di riferimento di una difesa tra le meno battute d'Italia. Approdò alla Juventus quando si era ormai affermato anche in Nazionale. Giuseppe Savoldi, classico centravanti di peso, fu il primo acquisto rilevante della presidenza di Corrado Ferlaino, che lo prelevò nel 1975 dal Bologna per la cifra record di 2 miliardi di lire, che suscitò notevole scalpore quando non indignazione nell'opinione pubblica. Pur male assistito da una squadra di non elevato valore, l'attaccante bergamasco realizzò 77 reti (sesto cannoniere azzurro di sempre e primo cannoniere italiano del dopoguerra) in 118 partite, quindi fece ritorno al Bologna, nel 1979.

L'anno seguente giunse a Napoli uno dei calciatori più apprezzati della storia azzurra: il libero olandese Ruud Krol. Già protagonista nell'Ajax del calcio totale, con la cui maglia vinse sei titoli nazionali e tre Coppe dei Campioni, venne prelevato dai partenopei all'età di 31 anni da una squadra canadese, dove era approdato da pochi mesi. Militò in maglia azzurra per quattro stagioni, particolarmente apprezzato per lo stile di gioco elegante e per il lancio preciso.

Il 1984 vide la partenza di Krol e contestualmente l'arrivo del calciatore più importante della storia partenopea, Diego Armando Maradona. Eletto miglior calciatore argentino di sempre e universalmente riconosciuto come uno dei più talentuosi calciatori di tutti i tempi, venne prelevato nell'estate di quell'anno dagli spagnoli del Barcellona per la cifra record di 15 miliardi di lire. Recitò un ruolo decisivo nelle vittorie del club azzurro, il cui palmarès è quasi per intero riconducibile (ad eccezione di due Coppe Italia e di altri trofei minori) al suo periodo di militanza in maglia partenopea: divenne capitano della squadra e nel giro di sette stagioni condusse il club alla vittoria di due scudetti, una Coppa Italia, una Coppa UEFA e una Supercoppa Italiana. Nel Napoli giocò complessivamente 259 partite impreziosite da 115 reti (81 in A, 29 in Coppa Italia e 5 nelle competizioni europee) che fanno di lui il massimo cannoniere della storia partenopea e una sorta di icona popolare per la città di Napoli, da lui lasciata nel 1991 a seguito di gravi vicissitudini personali. È tuttora l'unico calciatore del Napoli ad aver vinto la classifica cannonieri in Serie A (1987-1988, 15 reti). Nel 2000 il club partenopeo ritirò in suo onore la maglia numero 10.

Maradona venne coadiuvato, nel corso dell'esperienza partenopea, da una serie di calciatori di notevole livello. Tra questi Ciro Ferrara, cresciuto nel settore giovanile partenopeo e importante elemento del reparto arretrato partenopeo. Militò per 10 stagioni in maglia azzurra, collezionando 323 presenze (quarto azzurro di sempre) prima di essere ceduto alla Juventus, nel 1994. Nel reparto avanzato si alternarono al fianco di Maradona, tra gli altri, Bruno Giordano e il brasiliano Careca, che insieme al trequartista argentino costituirono il celebre trio d'attacco Ma.Gi.Ca.. Giordano venne prelevato dalla Lazio nel 1985 e rimase in maglia azzurra per tre stagioni prima di essere ceduto all'Ascoli. Careca, centravanti agile e di grande potenza, salito alla ribalta durante il Mondiale 1986 in Messico, venne acquistato nel 1987 dal São Paulo per 2 milioni di dollari e divenne rapidamente un elemento fondamentale della formazione azzurra. Militò in riva al Golfo per sei stagioni, caratterizzate da 96 gol (quinto cannoniere azzurro della storia), quindi nel 1993 si trasferì in Giappone.

Infine eccoci giunti ai giorni nostri, con la nuova era della SSC NAPOLI. L'ingresso in società di Aurelio De Laurentiis riporta la squadra in posizioni alte di classifica e a partecipare a competizioni Europee. Gli acquisti risultati tutti azzeccati quelli di Gargano, Hamsik, Laverzzi (idolo dei partenopei) e l'ultimo acquisto risultato come la ciliegina sulla torta...Cavani.

Il 22 luglio 2010 viene formalizzato il suo passaggio dal Palermo al Napoli, già annunciato cinque giorni prima dal presidente Aurelio De Laurentiis. La modalità di trasferimento consiste in un prestito oneroso per 5 milioni di euro con diritto di riscatto dell'intero cartellino fissato a 12 milioni (pagabili in quattro anni), per un ammontare complessivo di 17 milioni. Il calciatore firma un contratto fino al 2015 che gli riconosce un ingaggio annuale di 1,35 milioni di euro, oltre a vari bonus legati al rendimento. Sceglie ancora la maglia numero 7, cedutagli dal nuovo compagno di squadra Ezequiel Lavezzi che invece prende la maglia numero 22.

Stagione che inizia con il ritiro di precampionato a Folgaria, in provincia di Trento, dove la squadra resta dal 12 al 30 luglio. Nelle amichevoli ivi disputate si impone per 13-0 sulla formazione degli Altipiani, supera il Mezzocorona (1-0) e il Cittadella (2-1). Il 3 agosto, nella prima uscita stagionale al San Paolo, il Napoli batte 2-1 il Wolfsburg, campione di Germania nel 2009. In seguito impatta per 0-0 contro il Bologna a Ravenna, arriva ultimo nel triangolare di Palermo disputato contro il Valencia (1-1 e sconfitta ai rigori) e i padroni di casa rosanero (0-1). La stagione ufficiale si apre nella seconda metà di agosto con gli spareggi di Europa League contro gli svedesi dell'Elfsborg, nei quali il Napoli si impone grazie ad una doppia vittoria (1-0 a Napoli e 2-0 in Svezia). Il sorteggio per la fase a gironi colloca i partenopei nel gruppo K insieme a Liverpool, Steaua Bucarest e Utrecht. In campionato il Napoli parte con due pareggi contro Fiorentina (1-1) e Bari (2-2). Coglie la prima vittoria il 19 settembre 2010, alla terza giornata, espugnando lo stadio Luigi Ferraris di Genova: 2-1 contro la Sampdoria con la prima rete stagionale di Marek Hamšík e la terza - quinta complessiva considerando le coppe - di Edinson Cavani, un successo in casa blucerchiata che in Serie A mancava da 14 anni.

Dopo lo stop interno contro il Chievo Verona nel turno infrasettimanale (1-3), i partenopei vincono largamente a Cesena (4-1) per poi superare la Roma al San Paolo (2-0), tornando così a battere i giallorossi dopo più di 13 anni.

L'avvio in Europa League ricalca quello in campionato: è caratterizzato cioè da due pareggi, uno interno (0-0) contro l'Utrecht e un altro in trasferta contro la Steaua Bucarest (3-3), dopo che il Napoli si era ritrovato in svantaggio di tre reti. Mattatore in questo inizio di stagione è Edinson Cavani, autore di 8 reti nelle prime 9 partite. Nel doppio confronto contro il Liverpool il Napoli ottiene un pareggio (0-0) al San Paolo e una sconfitta ad Anfield (3-1); dopo un altro pareggio (3-3) in rimonta nella trasferta olandese in casa dell'Utrecht, nell'ultima partita del girone i partenopei superano la Steaua Bucarest (1-0) garantendosi in tal modo la qualificazione al turno successivo, unica squadra tra le italiane impegnate nella competizione.

In campionato il Napoli rallenta con il pareggio di Catania (1-1) e lo stop interno contro il Milan (1-2), per poi riprendere il cammino con un certo ritmo: nelle successive undici partite del girone d'andata, caratterizzate dall'assenza di pareggi, il Napoli raccoglie otto vittorie (alcune delle quali conseguite negli ultimi secondi di gioco, come quelle ai danni di Cagliari, Palermo e Lecce e tre sconfitte, tutte in trasferta (contro Lazio, Udinese e Inter). Nell'ultima giornata di andata, giocata il 9 gennaio 2011, i partenopei superano al San Paolo la Juventus per 3-0 grazie ad un tripletta di Edinson Cavani, trascinatore degli azzurri con 13 reti in campionato (capocannoniere al giro di boa a pari merito con Antonio Di Natale) e 20 complessive in stagione; con questa vittoria il Napoli chiude il girone di andata al 2º posto con 36 punti, a quattro lunghezze dal Milan capolista.

Eliminato ai quarti di finale di Coppa Italia dall'Inter dopo i calci di rigore, il cammino in Europa League si ferma ai sedicesimi di finale, nei quali il Napoli viene superato nel doppio confronto dagli spagnoli del Villarreal (0-0 a Napoli e 2-1 per il submarino amarillo nel ritorno in Spagna. Nel girone di ritorno i partenopei seguitano nel tenere un'andatura regolare, con alcune vittorie di rilievo come il 4-0 ai danni della Sampdoria (con un'altra tripletta di Cavani) e il successo (2-0) a domicilio della Roma, impresa, quest'ultima, che al Napoli non riusciva da 18 anni. Dopo l'1-0 interno contro il Catania, 26ª giornata, gli azzurri sono secondi in classifica a tre lunghezze dal Milan capolista alla vigilia dello scontro diretto allo stadio Giuseppe Meazza: il match vede tuttavia prevalere i rossoneri (3-0) e dopo il seguente pareggio interno col Brescia (0-0) gli azzurri scivolano a otto punti dal primo posto. Nondimeno, complice un rallentamento dei meneghini, con le due vittorie consecutive ai danni di Parma e Cagliari il Napoli si riporta a tre punti dalla capolista, mantenendo invariato il distacco fino alla 32ª giornata. A questo punto i due stop consecutivi contro Udinese e Palermo e le concomitanti vittorie rossonere escludono definitivamente il Napoli dalla lotta scudetto. Pur con un finale di campionato claudicante - cinque punti nelle ultime quattro partite - i partenopei chiudono al 3º posto con 70 punti, garantendosi l'accesso diretto in Champions League a 21 anni dall'ultima partecipazione.

FINALMENTE CHAMPIONS LEAGUE